Realtà o Illusione – 3°Parte : Oltre il terzo occhio e la volontà propria (Sospesi?)

E venendo alla III° ed ultima parte dove spiegherò il mio estenuante pensiero…..lo vorrei comunicare a tutti voi……

Preparatevi perchè c’è tanto da leggere ed apprendere, ma sopratutto dentro, oltre ha leggere potrete anche magari, guardare vari film…..andando dal paranormale, all’horror, dal documentario al film d’autore! 😉

 Un essere umano è parte del tutto chiamato universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino a includervi tutte le creature viventi e l’intera natura, nella sua bellezza”.                             

Albert Einstein

 

PREMESSA

Ho sempre cercato di comprendere cosa è reale e cosa è illusorio e che senso avesse parlare di magia. Affrontando tutto ciò  mi son fatto aiutare da diversi autori mettendomi in ideale contatto con loro come fossero guide temporanee alle mie istanze cercando di non interpretare, ma di seguire al meglio le loro parole. Non so se le risposte univoche e chiare io le abbia trovate o le potrò mai trovare sui libri, ma comunque so  che ad ogni luce che si accende, più grande è intorno il cerchio d’ombra. “E pensare che appena stavo leggendo questo medesimo scritto la luce del lampadario centrale della stanza si è spento.”

 

Che cosa è la realtà

Comunemente la realtà si basa su ciò che ci hanno insegnato a considerare vero. A ciò si aggiungono le esperienze individuali, la morale, le tradizioni della società, l’ambiente fisico e geografico che ci circonda

Alcune ricerche hanno dimostrato che gli aborigeni, abituati a vivere nella foresta e a guardare a breve distanza a causa del fitto fogliame, non concepiscono la prospettiva. Le cose a distanza sono solo oggetti piccoli (realtà soggettiva considerata verità).

Nel deserto del Kalahari una tribù vive convinta che il limite del mondo si trovi a circa 250 metri dal luogo in cui essa vive.

Un antropologo riferisce che quando gli indigeni vengono condotti in quel punto limite, vedono solo il vuoto. Se una persona supera quel limite non sono più in grado di vederla e la piangono come se fosse morta.

Per accettare un nuovo concetto di realtà dobbiamo accettare di cambiare paradigma, cioè il nucleo centrale di un concetto intorno a cui ruota una intera ricerca. Un Paradigma interamente accettato diventa Dogma. Tutte le idee limitative possono influenzare lo sviluppo di un’intera società. La paura del nuovo o la convinzione che l’idea consolidata sia l’unica possibile ha sempre impedito alla consapevolezza di progredire nei secoli. (Marco Polo fu messo in prigione, Copernico e Galileo furono ridicolizzati e contrastati, nel medioevo le guaritrici venivano condannate a morte come streghe).

Alcuni esperti di statistiche dicono che affinché una nuova idea diventi parte di uno schema preesistente, il 75% della popolazione deve averne sentito parlare in modo che il 25% possa accettarla.

 

La visione scientifica

Mutando la visione scientifica del mondo fisico sono mutate le nostre definizioni della realtà. Fino ai tempi recenti le nostre definizioni di realtà si basavano sulla fisica di alcuni secoli addietro: l’Universo come insieme di oggetti fisici. A sostenere questa concezione fu Newton. La fisica di Newton venne sviluppata ulteriormente nel 19° secolo e diede luogo ad una concezione di universo composto da elementi costitutivi fondamentali: gli atomi.

Questi erano concepiti alla stregua di oggetti fisici: un nucleo composto da protoni e neutroni attorno al quale ruotavano gli elettroni.

Ciò indusse i fisici dell’inizio ‘800 a ritenere che l’universo fosse un immenso sistema meccanico che funzionava secondo le leggi del moto. Dietro tali concezioni vi era l’idea di un tempo e di uno spazio assoluti e la convinzione che ogni fenomeno derivasse da processi naturali di causa-effetto. Ogni reazione fisica doveva avere una causa fisica. Non si conosceva ancora l’interazione tra energia e materia, cioè il processo grazie al quale un apparecchio radiofonico emette suoni per l’impulso di radioonde invisibili. Nessuno pensava che lo stesso sperimentatore potesse influire sul risultato dei suoi esperimenti.

 

Teoria dei campi elettromagnetici

All’inizio del 19° secolo furono scoperti nuovi fenomeni che non potevano essere spiegati con la fisica newtoniana, la quale riteneva che due particelle con carica opposta si attraggono a vicenda come due masse.

Faraday e Maxwell ricondussero questi fenomeni al concetto di campo elettromagnetico e stabilirono che la forza di una carica crea disturbo o condizione nello spazio circostante così che la carica opposta, se presente, avverte tale forza. Nacque così l’idea di un universo composto da campi elettromagnetici, fonti di forza che interagiscono fra loro.

Forse esiste un quadro scientifico all’interno del quale cominciare a spiegare perché gli esseri umani influiscono sugli altri a distanza, con mezzi diversi dalla parola e dalla vista. Cominciamo ad ammettere che noi stessi siamo fatti di campi energetici. Può capitare di rispondere al telefono sapendo già chi ci sta chiamando, di avvertire la presenza di una persona in una stanza ancor prima di vedere o di udire la persona, spesso una madre sente che il figlio è in pericolo (interazione fra campi).

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La relatività

Nel 1905 Einstein pubblicava la teoria della relatività. Materia ed energia sono intercambiabili: la massa non è altro che una forma di energia così la materia è energia rallentata o cristallizzata. Inoltre lo spazio non è tridimensionale ed il tempo non è un’entità in sé. Entrambi sono intimamente connessi e formano un continuum a quattro dimensioni: il cosiddetto “spazio-tempo”. Così non si può più parlare di spazio senza includere il tempo e viceversa. Non esiste un fluire universale del tempo, vale a dire che il tempo non è lineare, né assoluto, ma relativo. Misura assoluta è un modo di dire che non ha significato. Il tempo e lo spazio sono due elementi in cui la nostra mente è costretta a scindere la realtà per ridurla a tre dimensioni, mentre essa è a quattro dimensioni. La quarta dimensione è appunto la fusione di tempo-spazio cioè il cronotopo”.

Per rendere intuibile una tale concezione facciamo un’analogia: noi concepiamo le tre dimensioni, ma realmente ne percepiamo solo due cioè le superfici (piane, curve, lisce). Se noi vogliamo vedere totalmente un oggetto a tre dimensioni (una scatola) dobbiamo farlo girare e rigirare fra le mani cioè dobbiamo ridurre la realtà a tre dimensioni in superfici viste in tempi diversi.

L’unione di questi tempi più le superfici ci da’ la terza dimensione (della scatola) nello stesso modo che i corpi a tre dimensioni più il loro movimento ci dà modo di conoscere quella realtà che è a quattro dimensioni.

Poiché in un mondo a quattro dimensioni non c’è più né tempo né spazio, in esso non ci sono più separazioni (tempi e spazi diversi) e perciò esso è stato chiamato un “Continuum tetradimensionale”.

Possiamo immaginare quali sconvolgenti problemi derivano da una simile concezione, non solo per la fisica e la matematica, ma per noi uomini. Scrive il Jeans (L’universo misterioso): “l’universo diventa molto più simile a un grande pensiero che a una grande macchina”.

L’uomo comunemente è portato a credere alla preesistenza della matematica, al fatto cioè che una novità matematica sia una scoperta e non una invenzione. Si crede che il quadrato costruito sull’ipotenusa fosse uguale alla somma dei quadrati costruiti sui cateti prima che Pitagora enunciasse il famoso teorema. Si ha la sensazione che le verità matematiche sono necessarie, non arbitrarie e che coloro che le hanno scoperte, con fatica, le hanno scoperte in quanto già esistevano. A questa opinione si potrebbe contrapporre che precedentemente all’Uomo, non esistevano né ipotenusa né cateti. Si potrebbe anche obbiettare che precedentemente al pensiero dell’uomo non esistevano neanche i numeri: in natura esistevano cose, esiste una coppia di buoi, tre uova in un nido, quattro gambe di un tavolo, cinque petali di una rosa canina, anzi esistono solo buoi, uova, gambe ecc. mentre i numeri sono ad essi affibbiati dall’uomo che idealmente raggruppa gli oggetti e men che mai esiste il numero astratto su cui l’uomo ragiona come se fosse un oggetto.

In realtà noi avremmo creato delle finzioni e poi dimentichi delle nostre stesse premesse implicite e consciamente poste saremmo rimasti presi nel gioco delle conseguenze logiche che  possono derivare da quelle premesse.

Einstein ne L’evoluzione della fisica dice: ”La scienza non è una raccolta di leggi, un catalogo di fatti senza nesso; è una creazione dell’intelletto umano, con le sue libere invenzioni di idee e di concetti. E’ una libera creazione e non un viaggio di scoperta di una realtà ”definitivamente raggiungibile e Max Plank (La conoscenza del mondo fisico) dice: “Il lavoro scientifico ci si presenta come un corsa incessante verso una meta che non sarà mai raggiunta: la meta è infatti di natura metafisica ed è al di là di ogni esperienza”.

Il dubbio di oggi è la scienza di domani, Galileo lo insegna.

I concetti di tempo e di spazio sono talmente fondamentali nella nostra concezione che la loro modificazione altera totalmente i criteri di base su cui poggia la nostra visione. Non abbiamo ancora inglobato nella nostra vita quotidiana questo aspetto della teoria della relatività. Conosciamo tutti la sensazione del tempo che accelera o che rallenta. Se ci abituiamo a considerare i nostri umori scopriamo che il nostro tempo personale varia a seconda del nostro stato d’animo e delle esperienze che stiamo vivendo. Le nostre esperienze esistono al di fuori del sistema Newtoniano. Nella cultura americana indigena che non disponeva di orologi per misurare il tempo lineare, esistevano due concezioni temporali: “l’Adesso” e ogni altro momento diverso dall’adesso.

Anche per gli aborigeni australiani il tempo ha solo due aspetti: il tempo “che scorre” e il “Grande Tempo”.

Ciò che avviene nel Grande Tempo è in sequenza, ma non può essere datato.

Lawrence Le Shan che ha condotto esperimenti sui sensitivi, ha definito due tipi di tempo: il tempo lineare e il tempo del chiaroveggente che non è dissimile dal Grande Tempo.

Secondo la concezione di Einstein del continuum spazio-temporale l’apparente linearità degli eventi dipende dall’Osservatore.

Il dott. Larry Dossey, già medico affermato, si interessò a un fenomeno singolare che incontrava spesso nella sua attività. Infatti osservava che i malati caratterizzati da una maggiore tensione spirituale e più inclini alla preghiera ed alla meditazione si riprendevano più facilmente dalle loro sofferenze e tornavano con più rapidità alla vita. Incominciò ad esplorare quella zona che separa i territori dello spirito da quelli della scienza e della ragione. In un suo libro spiega che anche il passato può mutare: prima di compiere un misurazione (analisi medica) si può solo parlare di probabilità o possibilità e non di realtà.

L’osservazione porta i possibili avvenimenti ad un solo risultato che può essere  chiamato evento reale”. Sembra che la psiche possa influenzare eventi subatomici passati già accaduti e in qualche modo registrati finché non sono stati osservati coscientemente.

 

Il paradosso

Intorno agli anni ‘20 la fisica è penetrata nella realtà del mondo subatomico. Ogni volta che i fisici ponevano un domanda alla natura, mediante un esperimento, la natura rispondeva con un paradosso e più cercavano di chiarire la situazione più il paradosso si rafforzava.

Gli scienziati si resero conto che il paradosso è un aspetto intrinseco del mondo subatomico, sul quale poggia tutta la nostra realtà fisica.

I fisici, affrontando la realtà subatomica e continuando a ricercare gli elementi costitutivi fondamentali della materia, si sono imbattuti in un quantità tale di particelle elementari da non poterle più chiamare elementari. Gli esperimenti degli ultimi decenni hanno dimostrato che la materia è del tutto mutevole. L’atomo, parte più piccola della materia divisibile, è composto da un nucleo centrale (neutroni e protoni) di carica positiva e da elettroni di carica negativa che girano intorno su orbite diverse.

L’elettrone ha una caratteristica particolare definita da Heisemberg con il principio di indeterminazione. Il comportamento dell’elettrone è duale: si comporta da materia (particella) o da energia (onda di probabilità) a seconda dell’occhio di chi osserva poiché interagisce con l’osservatore.

Ogni particella non è niente più che un pacchetto di onde probabili. L’unica cosa che si può fare è valutare la possibilità di incontrare questa particella in un determinato luogo dello spazio.

La materia subatomica vibratoria si diffonde nello spazio e sembra essere in molti luoghi contemporaneamente. Ha tendenza ad esistere sono onde di probabilità”. Diventano reali nel momento in cui lo sperimentatore entra in contatto con loro studiandone il comportamento. E’ questo atto di prestare attenzione all’onda che la rende probabile e non il fatto che potrebbe esistere. L’atto di osservare dimostra che le particelle subatomiche in quanto tali non esistono come unità isolate. Le onde di probabilità non sono probabilità di cose reali, ma probabilità di accadimenti. Se ci concentriamo su qualcosa, facciamo in modo che si realizzi: è l’atto stesso della concentrazione che rende reale qualcosa che esisteva potenzialmente.

E’ possibile effettuare un esperimento che prova che la luce è una particella, ma se si introduce la minima variazione nell’esperimento risulterà che la luce è un’onda. Per descrivere il fenomeno luce bisogna usare sia il concetto di particella sia il concetto di onda: ci si sposta così in un universo basato sul concetto sia/sia, cioè il concetto delle complementarità. Le definizioni sono complementari anziché antitetiche come voleva la tradizione dello o/o.

Abbiamo cosi’ due mondi perfettamente delimitati. Da un lato il mondo quotidiano, quello degli oggetti familiari in cui si possono stabilire le leggi causali: ogni effetto è prodotto da una causa. E’ prevedibile, con leggi precise che reggono il comportamento dei corpi; fino a qui vale ancora la meccanica di Newton. Nel momento in cui si incomincia ad entrare nel mondo subatomico tutto si svolge in maniera sfumata, imprecisa e nebulosa. A mano a mano che queste nubi quantistiche si considerano raggruppate in entità più ampie, progressivamente l’indeterminazione incomincia a sparire.

Agli inizi della meccanica quantistica gli scienziati tendevano ad esemplificare questa indeterminazione con un esempio: se un ornitologo desidera studiare un uccello notturno, ha soltanto due possibilità. Se lo illumina con la luce l’uccello risulterà abbagliato, allora lo scienziato potrà analizzare la sua forma e i suoi colori, ma non il suo comportamento alterato dalla presenza della luce. Se si adatterà ad osservarlo quando calano le tenebre, l’incerto chiarore lunare potrà consentirgli di osservare il suo comportamento, ma non la sua morfologia.

E’ evidente così come l’ordine dei fattori possa alterare il prodotto. A livello subatomico questo significa che non possiamo osservare questo mondo senza interagire su di esso. Nell’intervenire lo cambiamo, pertanto il mondo quantistico che osserviamo non è mai quello reale o meglio quello che sarebbe esistito senza la presenza dell’osservatore.

E’ esattamente quello che accade quando un antropologo decide di mescolarsi ai componenti di un popolo primitivo per osservarne da vicino i costumi. Nel farlo sta già alterando il mezzo che si proponeva di studiare nel suo stato vergine. Il paradosso ha sempre ossessionato gli studiosi della meccanica quantistica incluso i suoi fondatori.

Secondo il fisico John Wheeler “in questa situazione, ciò che ha contribuito a stupire è stato soprattutto un nuovo concetto offertoci dalla meccanica quantistica e cioè il rovesciamento del termine osservatore appartenuto alla fisica classica che designa un uomo posto al sicuro intento ad osservare quello che avviene intorno a lui senza prenderne parte. Questo non è possibile nella meccanica quantistica. Ciò rende interrelati l’uomo e l’universo, ciò che sta in alto è come quello che sta in basso, non potremo mai osservare la realtà poiché noi siamo parte di essa.

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L’esperimento noto come “il gatto di Schroedinger”

Questo curioso esperimento si svolge così: dentro una scatola si mettono un gatto, una fonte radioattiva, un martello e un flacone di veleno. Tutto ciò viene disposto in modo tale che qualora sì produca l’emissione di una particella, questa attivi un rivelatore che a sua volta fa si che il martello colpisca il contenitore di vetro liberando il veleno. C’è il 50 % di probabilità che la particella venga emessa e il restante 50 % che questo non accada. In caso affermativo si attiva tutto il processo e il gatto muore; in caso contrario vive. Per accertare l’esperimento bisogna aprire la scatola quindi il gatto sarà vivo oppure morto. Non per i fisici quantistici, secondo loro le due possibilità simulate hanno originato una superposizione di stati.

All’interno della cassa vi sono in forma potenziale  due emissari radioattivi, due rivelatori, due martelli, due flaconi di veleno e due gatti. Di fatto una funzione d’onda che contiene la super posizione degli stati e che rappresenta le due possibilità di azione contenute nella  catena di elementi: emissore radioattivo-rivelatore-martello-veleno-gatto. Ciò che afferma la quantistica è che aprendo il coperchio, e solo allora , osservando quello che è accaduto, si identifica o determina l’atto in cui detta funzione d’onda si collassa e soltanto una delle due possibilità emerge nel mondo reale.

E se noi osservassimo all’interno della cassa? In questo caso il gatto e tutto il resto si troverebbero in una specie di limbo, in un mondo quantistico indefinito ancora fuori dall’esistenza. Queste affermazioni sono in odore di magia o sembrano richiamarsi alle antiche filosofie espresse da Platone  o dal vescovo Berkeley colui che ancora nel XVII secolo assicurava che il mondo materiale non esistesse e che quello che consideravamo tale fosse unicamente la nostra percezione di esso. Ecco il pensiero di Wheeler : “un fenomeno non è un vero fenomeno fino a che non viene osservato” e ancora “l’universo in che modo riceve tracce della partecipazione dei partecipanti?”.

 

Il paradosso del gatto ammette anche altre implicazioni.

Una di queste è il caso conosciuto come “l’amico di Wigner”. Se al posto del gatto dentro la scatola si mette una persona il resto dell’esperimento non varia. Solo che quando si toglie il coperchio Wigner incontra un suo amico. Se è vivo gli domanda come si sente e allora la risposta sarà “bene”. L’amico di Wigner non ha alcuna coscienza di essere passato per questo stato duale di vivo-morto, cioè di essersi convertito in una  funzione d’onda che si è collassata solo quando Wigner ha aperto la scatola . Ma se Wigner è colui che nell’osservarla fa collassare la funzione d’onda è colui che impone all’universo di decidere optando per uno dei due stati? E l’amico? Dove finisce la sua libertà di scelta se Wigner da fuori la impone?

Wigner negli anni ’60  scopri’ che è impossibile dare una definizione soddisfacente dei fenomeni atomici senza fare riferimento alla coscienza, ma non è una idea nuova. Il francese Edmond Bauer e il tedesco Fritz London avevano già scritto nel 1939: ”non è una interazione misteriosa tra l’apparecchio e l’oggetto quella che produce una nuova funzione d’onda del sistema durante la misurazione. E’ soltanto la coscienza di un io che può separarsi dalla funzione di onda anteriore e costituire, in funzione della sua osservazione, una nuova oggettività attribuendo all’oggetto una nuova funzione d’onda.”

 

Un’altra implicazione si evidenzia cambiando un poco l’esperimento del gatto.

L’osservatore non apre il coperchio, al suo posto una macchina fotografica registra l’evento. Lo sperimentatore prende la foto e la ripone senza guardarla e aspetta un anno. Alla fine di questo tempo estrae la fotografia e osserva quello che è successo al gatto. La tremenda conclusione della macchina quantistica è che durante questo anno il gatto è rimasto sospeso in una funzione d’onda indeterminata.

Nella catena degli eventi che vanno dalla particella radioattiva fino all’osservatore tutti gli elementi composti da atomi seguono le leggi della quantistica e contengono questa simulazione di stati. La macchina fotografica ha captato una funzione d’onda del gatto vivo-morto. Anche quando l’osservatore guarda la fotografia gli atomi dei suoi occhi fino a quelli del suo cervello obbediscono a quella legge e posseggono una funzione d’onda con entrambe le possibilità. Solo quando la coscienza dell’osservatore guarda la foto la catena degli eventi ripercorre il tempo dal presente fino al passato. In questo istante e non prima, un anno dopo l’esperimento, è il momento in cui la coscienza dell’osservatore collassa la funzione d’onda, sceglie coscientemente tra i due stati e decide secondo l’impressione che si aspetta di ricevere nel futuro cioè se il gatto deve vivere o morire.

Questo ci conduce all’allucinante conclusione che ciò che stiamo facendo ora, nel presente, influisce su tutto quello che è accaduto nel passato. Nella fisica quantistica l’essere coscienti ha una parte differente da quella che riveste un apparecchio di misurazione inanimato.

Wheleer  nel 1979 durante la commemorazione del centenario di Einstein affermò: “quello che chiamiamo mondo reale, per esistere deve sperare di avere esseri coscienti che lo possano osservare.”. Egli vuole affermare che per ottenere una esistenza reale l’universo doveva attendere che noi facessimo atto  di presenza e fino a che questo non accadde si vide obbligato a rimanere in questo stato di esistenza non esistenza , cosicché soltanto quando siamo giunti a dedurre che l’universo ebbe inizio, il famoso “Big Bang” è divenuto reale.

Che cosa significa questo? Il mondo è in un modo o nell’altro perché siamo noi a dire a noi stessi che questa è la sua forma diceva Don Juan al suo discepolo Carlos Castaneda. Se smettiamo di dire che il mondo è così il mondo smette di essere così e nella meditazione vedica si afferma: “ tutti i corpi sono miei, io sono l’universo, tutto questo è mio. Non può esservi alcuna differenza, io sono quello, io sono quello, io sono quello”.

 

Le frecce del tempo.

Tutti questi apparenti paradossi contengono l’affermazione che il tempo non è quello che ci sembra . Se una scelta che io opero in questo momento può riflettersi in qualche cosa che accadde uno o due anni fa è il passato quello che condiziona il futuro o il contrario? Perché abbiamo la sensazione che il tempo sia come una corrente che scorre in una sola direzione, dal passato verso il futuro, quel divenire di Eraclito, quel fiume nel quale non possiamo bagnarci due volte perché le sue acque sono sempre differenti?

Gli scienziati sostengono che esistono le cosiddette frecce del tempo, una è quella psicologica e l’altra è la freccia Termodinamica. Nell’universo conosciuto anche l’energia fluisce solo in una direzione passando da una forma all’altra per essere alla fine convertita in calore. L’acqua fluisce dai luoghi più alti a quelli più bassi, mai in senso contrario, il calore va sempre dal corpo più caldo a quello più freddo. L’universo intero si raffredda. Soltanto la vita si impegna nel creare ordine.

Gli elementi chimici disordinati in natura si raggruppano in strutture più ordinate e complesse, cellule, batteri, vegetali, animali, esseri umani e per finire c’è la freccia cosmologica. L’universo che nacque da un punto si espande senza fermarsi.

Forse però tutto è semplice illusione.

Se ciò che afferma la Quantistica è sicuro, noi abbiamo creato quelle condizioni e il trascorrere del tempo nel senso che conosciamo, dal passato al futuro, sarebbe solo un’illusione per i nostri sensi.

Per una particella il passare del tempo non esiste. John Wheeler giunse ad immaginare l’universo come una complessa trama di elettroni connessi da interazioni che oscillano indietro e avanti nel tempo. Tutti questi enunciati ci portano su un terreno scivoloso: la magia.

Si può indovinare il futuro?

Ma la domanda è stata forse mal posta. Se il tempo potesse scorrere all’indietro non avrei bisogno di immaginare il futuro. Devo solo ricordarlo perché ormai è già avvenuto. Ma allora esiste la magia? Se molti fra gli scienziati rifiutano argomenti come la correlazione con i fenomeni paranormali, non significa che non lascino volare la fantasia verso universi che a volte solo uno scrittore di magia o di fantascienza oserebbe ipotizzare.

 

Ancora a proposito del gatto di Shroedinger.

Tornando per esempio ancora una volta al gatto di Schroedinger, le interpretazioni presupponevano che l’osservazione collassasse la funzione d’onda e che il gatto uscisse dalla scatola vivo o morto.

Nel 1957 il fisico Hugh Everett insieme a Neill Graham e Bryce De Witt completò un lavoro matematico nel quale si prospettava un’altra possibilità ancora più inconcepibile.

Togliamo il coperchio alla scatola, la funzione d’onda collassa e un gatto vivo per esempio si affaccia sul mondo reale. Ma che cosa è accaduto al gatto morto? E’ sparito?

No, sta in un’altra dimensione in un altro universo distinto dal nostro. Quando una funzione d’onda collassa, l’universo si divide in due rami, in due universi paralleli. In uno c’è un osservatore che contempla il gatto vivo, nell’altro lo stesso (?) osservatore sta guardando un gatto morto (?). Ciascuno dei due soggetti non sa dell’esistenza dell’altro, però sono convinti che il loro universo sia quello reale. E ancora, ogni volta che uno dei due osservatori effettua una osservazione collasserà una nuova funzione d’onda e i suoi universi andranno a suddividersi in altri due rami.

Seguendo questa linea di pensiero finiranno per esistere una infinità di universi nei quali tutte le possibilità si realizzano, dove ci sono innumerevoli copie di tutti noi, ciascuna ignara dell’esistenza di tutte le altre e senza possibilità di comunicare tra loro.

Questo mondo della quantistica è uno strano mondo, strano come quello suggerito dalla relatività. Sembra non sia stato mai possibile dimostrare la loro falsità, quali che fossero le prove sottoposte, eppure sono incompatibili fra loro.

Oggi, il genio luminoso chiamato Hawking è impegnato in un titanico lavoro: armonizzare queste due concezioni dell’universo cioè la fisica relativistica e la meccanica quantistica .

Anche nella sfera personale, più penetriamo nell’universo della psicologia e dello sviluppo spirituale, più scopriamo che le vecchie concezioni alternative spariscono lasciando spazio alle nuove della complementarità. Non siamo più buoni o cattivi: agiamo responsabilmente. Ogni male non è l’opposto del bene ma una forza di resistenza. Tutto è composto della stessa energia, sia bianca che nera, sia maschile che femminile. Il nostro vecchio mondo di oggetti materiali con le sue leggi deterministiche della natura è dissolto e lascia il posto ad un universo di  interconnessioni. Una rete dinamica di sistemi energetici inseparabili come un intero dinamico e non smembrabile che include sempre l’osservatore.

In questo modo non possiamo più concepire l’idea di parte ed anche noi non siamo parti separate di un intero ma siamo intero.

 

L’ologramma.

Nel 1971 Dennis Gabor ricevette il premio Nobel per la costruzione del primo ologramma. Egli dimostrò con un esperimento che ogni parte di foto di un oggetto, qualora posta sotto un raggio laser, emerge ricostruita in modo tridimensionale (un centimetro della nostra pelle rappresenta noi come un ritratto-ologramma). Esperimenti fatti nel campo della medicina (dott. Karl Pribram) sembra dimostrino che il cervello struttura la vista, l’udito ecc. in maniera olografica.

Il fisico David Bhom, vecchio amico di Krisnamurti e acceso sostenitore delle filosofie orientali, afferma nel suo libro The implicate order che esiste uno stato non manifesto (ordine non svolto) che è il fondamento su cui si regge tutta la realtà manifesta (ordine svolto). Bohm dichiara che la visione olografica dell’universo è un trampolino di lancio per incominciare a comprendere gli ordini implicato non svolto ed esplicato svolto”. Una nuova nozione di interezza in cui le parti sono considerate in stretta connessione tra loro ed il loro rapporto dipende dallo stato dell’intero sistema. Ciò significa una volta in più che quello che sta in alto è come quello che sta in basso.

Bhom illustra graficamente la sua teoria immaginando un acquario nel quale nuota un pesce. Una telecamera riprende l’animale lateralmente, un’altra lo mostra frontalmente. Ciascuna telecamera proietta la propria immagine su due schermi. Ognuna di quelle è il pesce ma in senso stretto nessuna lo è. Sono soltanto proiezioni bidimensionali di una realtà che esiste invece in una realtà tridimensionale. Lo stesso accade con la nostra percezione del mondo. Nell’ordine spiegato vediamo oggetti che ci appaiono distinti ma sono illusioni, sono parte di una totalità che integra una dimensione superiore. Il paradigma di Bohm si concretizza nell’ologramma; quando concentriamo la nostra attenzione su un frammento del mondo stiamo osservando tutto da una prospettiva determinata cosi’ come possiamo guardare la totalità “pesce” da una prospettiva laterale o frontale.

La teoria della relatività di Einstein stabiliva che è impossibile per una particella viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce.

Nel 1964 il fisico J.S.Bell pubblicò le prove del suo teorema secondo il quale le particelle subatomiche sono connesse fra loro in modo che trascende lo spazio e il tempo così che qualsiasi cosa avvenga a una particella influisce sulle altre con effetto immediato senza bisogno di tempo per essere trasmesso.

Da ciò nasce spontaneo un interrogativo: due particelle che qualche volta sono state unite conservano una specie di unione invisibile tramite la quale possono trasmettersi informazioni istantanee, compreso il caso in cui si trovino separate da milioni di chilometri di distanza? Se ricordiamo la teoria del Big Beng tutta la materia e l’energia che compongono l’universo della quale noi stessi facciamo parte erano concentrate in un punto in una singolarità. Allora forse tutto è unito da questo misterioso vincolo immateriale e istantaneo. E’ dunque logico che siano stati fatti parallelismi tra fisica quantistica e filosofia orientale: “entrando nel samadhi di purezza”, assicura un antico testo indù, si ottiene l’intuizione rivelatrice del tutto che permette di giungere alla coscienza dell’unità assoluta dell’universo.

Gli effetti di cui parla Bell superano la velocità della luce: si cerca di andare oltre il dualismo onda/particella. Se i fisici scopriranno come funzionano queste interconnessioni istantanee tutto ciò rivoluzionerà il nostro modo di comunicare e di interagire. Potremmo forse comprendere come i nostri pensieri e sentimenti (campi energetici) influiscono sulla realtà assai più di quanto immaginiamo oggi.

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I tachioni.

 “Se l’uomo riuscirà a comprendere tutto sui tachioni, l’universo diventerà piccolissimo” (Prof.Recami). Queste sostanze super-luminali sembrano essere l’immagine speculare degli oggetti soliti che si trovano però al di là della barriera della luce (spazio/tempo negativo).

Il Prof. Recami, che ha diretto ad Erice il congresso mondiale sui tachioni, dice in un sua intervista che per ogni tipo di oggetto che sta al di qua della barriera noi supponiamo che ci sia un tipo di oggetto al di là della barriera, ciò secondo me, aggiunge, lo predice la teoria della relatività che abbiamo ampliato e chiamata “relatività estesa”.

Rispondendo ad una domanda sulla velocità infinita ha infine fatto questo esempio:   “ Immaginiamo una giornata di sole e i raggi che illuminano una persona la quale riflette questa luce….. l’immagine del suo viso è partita dal suo viso ed ha cominciato a viaggiare alla velocità della luce…. la nostra immagine di quando eravamo bambini è partita 20 o 40 anni fa e viaggia verso l’universo a velocità della luce. Noi andando più veloci della luce e superando questa onda sferica, voltandoci indietro dovremmo vedere noi stessi bambini. Quindi in un certo senso viaggiando a velocità tachionica potremmo vedere indietro nel tempo….”.

La dott.ssa Brennan che fu ricercatrice per la NASA presso il Goddard Space Flight Center oggi psicoterapeuta fa una curiosa affermazione: siamo troppo inclini a considerare le nostre vite precedenti letteralmente come vite fisiche che si sono svolte nel passato in un ambiente fisico come quello in cui ci troviamo oggi. Le nostre vite passate potrebbero aver luogo ora in un diverso continuum spazio-temporale. Raramente parliamo di come le nostre vite future influiscono su quella che stiamo vivendo ora e qui”.

Allontaniamoci un attimo dalla strada della fisica per imboccare una deviazione che ci conduce agli esseri viventi. Gli scienziati sono affascinati dalla misteriosa capacità della materia viva di organizzarsi.

Dopo che un uovo è stato fecondato, nel giro di poco tempo le cellule che erano tutte uguali incominciano a dividersi e a specializzarsi. Alcune diventano polmonari, altre cerebrali ecc. Come fanno a sapere in che cosa devono convertirsi? Perché se togliamo un braccio ad una stella di mare, il frammento poi diventa un animale completo? Come può la struttura dell’iride rigenerare il cristallino estratto chirurgicamente? Il biologo Sheldrake condivide come Bohm l’idea dell’universo olografico in cui ogni parte contiene informazioni del tutto.

Sheldrake ha suggerito l’esistenza di due campi morfogenetici che sarebbero in grado di generare l’informazione che costruisce la struttura biologica ma anche il comportamento. Il più noto degli esempi è quello relativo alle scimmie nell’isola giapponese di Koshima. Gli studiosi avevano incominciato ad alimentarle con patate che scaricavano sulla spiaggia. In principio le scimmie impiegavano molto tempo a levare la sabbia attaccata finché una scimmia si rese conto di quanto fosse più semplice lavarle nelle acque del mare. Improvvisamente una mattina tutte le scimmie della colonia incominciarono a fare la stessa cosa. Non solo quelle. Anche altre che vivevano su isole lontane e sul continente.

 

Ordine o disordine?

Le ipotesi di Bohm e Sheldrake ci accompagnano verso ad un’altra interessante idea: la teoria dei FRATTALI, un ramo della nuova scienza del Caos. Questa disciplina sta incominciando ad essere applicata su terreni tanto diversi come la fisica, la biologia, l’astronomia, l’economia, la meteorologia ecc. Di ciò Wheeler ebbe a dire: nel futuro chi non padroneggia la teoria dei frattali, potrà essere considerato un analfabeta dal punto di vista scientifico”.

Si tratta di un nuovo apporto alla visione olistica dell’universo: lo studio dei processi apparentemente caotici che si verificano costantemente nel mondo intorno a noi. Con parole del matematico Douglas Hofstader “succede che misteriose forme di caos si trovino in agguato dietro una facciata di ordine e che tuttavia, nel caos più profondo alberghi un genere di ordine ancora più misterioso”.

Un matematico di nome Mandelbrot che lavorava in un centro di ricerche dell’IBM doveva tenere una conferenza sulla distribuzione delle rendite. Arrivato in aula notò che sulla lavagna qualcuno aveva disegnato un suo grafico. Mandelbrot ebbe un moto d’ira davanti a ciò che sembrava plagio. Ma non era così. Un altro conferenziere aveva disegnato la curva dell’oscillazione dei prezzi del cotone durante un certo periodo di tempo. Non era un caso. Mandelbrot cercò di indagare questa apparente casualità e sottoponendo i dati al computer si accorse di alcune leggi.

Le variazioni su piccola scala si ripetevano su grande scala. La natura non sembra abbondare di norme, così quando ampliamo o riduciamo la scala di osservazione incontriamo forme simili. Il ramo di una felce è come una piccola felce, così un albero o un nostro albero bronchiale o il contorno di una costa piena di rientranze, di cui un frammento di alcuni metri può sembrare quello grandissimo vista dall’aereo. Il grande ripete il piccolo o viceversa. Le ripetizioni su diverse scale di tempo diventano così ovvie tanto per i prezzi del cotone come per la genesi dei terremoti.

Mandelbrot capisce ora come la ridotta informazione contenuta in un piccolo gene che si trova all’interno di un seme o di uno spermatozoo, possa produrre esseri viventi di incredibile complessità.

Naturalmente lì dentro non è contenuta tutta l’informazione; c’è solo lo stretto necessario per generare un processo frattale. Contiene una piccola quantità di informazione un’iniziatore e un sistema generatore che, a forza di ripetere il processo su scale diverse, finisce per dar vita ad un’apparente complessità. Per questo, forse, un feto umano alla fine della gravidanza riassume tutta la storia evolutiva degli esseri viventi. E’ come se la Natura fosse scarsa di norme. Lo stesso è accaduto per la storia della materia.

Il percorso in questo caso è stato quello di raggrupparsi in insiemi sempre più complessi: elementi chimici, molecole inorganiche, molecole organiche, cellule viventi, batteri, vegetali, animali e uomini.

Dall’evoluzione Darwiniana, basata su piccoli scambi genetici avvenuti per caso, avrebbe potuto derivare un processo frattale.

Dice Mandelbrot: “si possono ottenere forme frattali di grande complessità semplicemente ripetendo una trasformazione geometrica e piccoli scambi all’interno di questa trasformazione provocano cambiamenti globali. Ciò implica che una piccola quantità di informazione genetica sia in grado di generare forme complesse ed anche che piccoli scambi genetici possano portare a cambiamenti sostanziali nella forma”.

Soltanto così è comprensibile che una minima differenza genetica (appena dell’1%) come quella che ci distingue dallo scimpanzè, abbia generato esseri così diversi.

Ordine e caos, l’universo intero si agita e palpita colmo di innumerevoli travasi di informazione. E’ necessario però che vi sia energia in abbondanza. Prigogine un altro genio contemporaneo, afferma che la vita è originata da strutture dissipate.

 

Entropia creatrice.

Il punto centrale sul quale Prigogine ha focalizzato i suoi studi è l’evoluzione dell’entropia, il processo (freccia entropica) mediante il quale l’universo sembrerebbe tendere al logorio, al disordine, all’esaurimento energetico. La scienza ha sempre considerato questo processo come disastroso e lo scenario finale della sequenza termodinamica è stato chiamato “la morte per calore dell’universo”. Le “strutture dissipate” chiamate così da Prigogine sono caratterizzate da un flusso energetico che è sempre nella direzione da maggiore a minore. La benzina si converte in energia meccanica e calore. Nessun processo conosciuto potrà ritrasformare l’energia meccanica e il calore in benzina liquida. Così per il degrado del mondo materiale.

Col frigorifero possiamo creare il freddo a condizione che venga impiegato una certa quantità di calore. L’ordine implica sempre l’applicazione di maggiore energia. Questo è ciò che la natura sta facendo da milioni di anni ed ha finito per confluire nel punto di massimo ordine: gli esseri umani. E noi ripetiamo questa legge naturale imponendo sempre maggior organizzazione. Da qui la nostra eterna lotta per ordinare la natura con sempre maggiori consumi di energia. Per Prigogine solo le strutture dissipate che si muovono nell’irreversibile direzione dell’aumento dell’entropia sono creative. Solo quelle creano il movimento, la vita e l’organizzazione. In misura tanto più grande quanto più lontano si trova il punto di equilibrio.

Nel mondo fisico l’equilibrio è desiderabile, ma in un sistema vitale, l’equilibrio è morte. Quando la temperatura di un corpo caldo si eguaglia a quello di un corpo freddo, cessa ogni movimento. Lo stesso accade quando l’acqua cade da un’altura verso il piano. C’è energia, ma non esistono differenze, non esiste flusso energetico che si trasmetta da un sistema ad un altro. Questo travaso è la vita. Prigogine si chiede in che modo questo caos possa dar vita a strutture ordinate come gli esseri viventi.

Le strutture dissipate hanno anche un’altra interessante proprietà: si auto-organizzano. Le strutture che si auto-organizzano secondo Prigogine sorgono ovunque: nel traffico automobilistico, nello sviluppo urbano delle città, nell’evoluzione politica, nel movimento delle galassie e infine nell’intera dinamica dell’universo. L’incognita sta nel verificare quale comunicazione si stabilisca tra i membri isolati di queste comunità auto-organizzate, siano essi uomini, formiche o nuclei galattici.

 

Fisiologia.

Nella fisica e nella chimica vediamo che un complesso di fenomeni che si svolgono nel tempo e nello spazio sono provocati da una causa. Se invece sentiamo battere il cuore pensiamo che esso compia la sua funzione motrice della circolazione e con ciò abbiamo fatto un passaggio anzi un salto senza passaggio. Infatti prima si ammetteva che un fenomeno era prodotto da una causa che per essere tale doveva venire prima dell’effetto.

Quando parliamo di funzione ammettiamo che il fenomeno avviene per una finalità che dà giustificazione al fenomeno stesso. In altre parole la funzione è una specie di causa che invece che venire prima del fenomeno viene dopo. Così l’occhio si forma in quel determinato modo per poter vedere ecc. Le cause che hanno determinato la formazione dell’occhio non avrebbero senso cioè non sarebbero cause se non fossero coordinate dalla finalità di costruire un organo che possa vedere. La scienza non studia il perché ma il come, perciò la fisiologia parte da un punto di mezzo che è la funzione e costituisce lo studio del come avviene la funzione degli organi.

Sembra semplice,  ma se ci chiediamo che cos’è un organo dobbiamo rispondere che è qualche cosa che compie una funzione, quindi la funzione determina l’organo. Il paradosso deve essere messo bene in chiaro in sede di cultura generale onde poter legare le diverse vie della conoscenza in un’unità armonica. Esaminato il concetto di organo è opportuno risalire al concetto di organismo.

L’organismo viene pensato come un super organo che ha la funzione di vivere. Infatti un organo è tale solo se lo si riferisce ad un organismo già esistente. Che senso avrebbe un occhio se non si presupponesse che esista un organismo di cui esso fa parte?

Incontriamo così il grande principio che tutto preesiste alle parti e che queste acquistano la loro qualità di parte (organi) in quanto già esiste la totalità. Ciò dimostra come la scienza sia un mezzo pratico per sistemare le nostre esigenze razionali ma non per conoscere la realtà.

Superficialmente potremmo dire che la realtà allora è solo un fatto soggettivo (solipsismo). Come arriviamo allora alla realtà obbiettiva (indipendente da noi). Se tocchiamo un oggetto siamo certi che esiste in sé, ma è una certezza soggettiva e se vogliamo renderla obbiettiva ne chiediamo agli altri la conferma e se non c’è pensiamo ad una illusione dei nostri sensi.

Riflettendo su queste conclusioni, rileviamo come non siamo razionali. Infatti, chiedendo agli altri la conferma, concludiamo che l’oggetto esiste obbiettivamente ma anche che gli altri uomini sono fatti allo stesso modo cioè con le nostre stesse percezioni.

Il problema è mal posto perché diventa basato sull’esperienza altrui. La realtà esiste in quanto la nostra mente fa parte di una mente umana ed è questa che determina l’obiettività del mondo.

In genere si crede che le sensazioni riproducono dentro di noi l’immagine di cose che esistono all’esterno e che noi veniamo a conoscere attraverso i sensi.

La nostra sensazione non è che una rappresentazione simbolica di un quid che noi pensiamo esista all’esterno di noi (esempio il suono).

Il suono è vibrazione di molecole d’aria cioè movimento e non suono. Questa vibrazione produce vellicamento sui nervi delle orecchie così che noi avvertiamo una specie di solletico chiamato suono ma non per questo le vibrazioni dell’aria sono in se stesse solletico così se una persona ci fa il solletico non pensiamo che le sue dita contengono del solletico che ci viene trasmesso per contatto.

Così sono i colori (sensazioni).

Nel nostro occhio entrano i fotoni che non hanno nessun colore ma che secondo la loro frequenza vibratoria ci danno la sensazione del colore che non esiste dall’esterno ma come attività del nostro cervello in risposta ad uno stimolo.

Così il sapore.

Tutte le nostre sensazioni non sono che reazioni particolari dei nostri organi di senso che il cervello traduce in sensazioni.

Il cervello non si limita a creare questi simboli ma li riunisce, li cataloga, li collega e ne ricava l’idea della cosa. Per queste semplici considerazioni noi dobbiamo concludere che gli oggetti che noi crediamo siano nel mondo esterno sono invece idee della nostra mente.

L’obbiezione comune è che ci possono essere delle prove scientifiche che ci dimostrano il contrario per esempio la fotografia di un oggetto. Questa obbiezione comune è comunque ingenua. Infatti noi abbiamo inventato la fotografia quando abbiamo trovato un processo che riproduceva su carta la rappresentazione di ciò che i nostri sensi percepivano altrimenti non sarebbe più fotografia.

Tutti gli strumenti e processi scientifici devono essere tali da darci delle sensazioni cioè qualche cosa che sia percepibile dai nostri sensi. Se avessimo dei sensi elettrici le nostre sensazioni sarebbero diverse ed inventeremmo degli strumenti che riproducessero le stesse trasformazioni simboliche dei nostri sensi. Concludendo con Whitchead ne La scienza e il mondo moderno”: “così la natura viene accreditata di ciò che non sarebbe dovuto che a noi stessi : il profumo della rosa, la luce del sole, la natura non è che una cosa monotona priva di suono, di profumo, di colore, non  è che il succedersi senza fine e senza significato della materia”.

Risultati immagini per Il sale della terra

 

Non solo Buddismo.

Ciò che si avvicina di più alla fisica moderna è la dottrina del Buddha che si fonda sulla constatazione che unica causa del dolore umano è la manifestazione e che solo attraverso la non manifestazione è possibile la conoscenza della causa del dolore e la via dell’annientamento di esso.

Il mondo manifesto è pura rappresentazione, illusione dovuta alla conoscenza umana limitata dal presupposto razionale di tempo – spazio. La vera realtà va ricercata fuori dal concetto di tempo e di spazio, fuori dal nostro limitato mondo tridimensionale (impermanenza o particelle al di qua della barriera della luce).

Unica realtà è la Coscienza (permanenza o particelle al di la della barriera della luce) e tutto ciò che esiste, esiste per un fatto di Coscienza che lo crea (fenomenologia).

Il dolore umano nasce dal fatto che l’uomo, anziché considerare il mondo manifesto come illusione e sentire se stesso come Coscienza, considera se stesso alla stregua del mondo manifesto cui è intimamente connesso il dolore. Solo quando l’uomo arriva a conoscere se stesso come Coscienza cioè come totalità proiettata nel mondo, ma da questo distaccata, solo allora ha la liberazione dal dolore. Riscoprirsi come esseri nella totalità, come esseri esistenti fuori dal mondo fenomenico limitato dal tempo e dallo spazio (nella quarta dimensione).

Questo è il significato profondo della dottrina del Buddha: dottrina che va intesa come scoperta non solo mentale  ma intuitiva.

Posto al Buddha il problema dell’Assoluto e di ciò che esiste oltre la morte egli rispose: con la tua mente non potrai mai arrivare a comprendere la trascendenza; la mente è limitata”.

L’essenza della predicazione del Buddha trova in qualche modo riscontro nel pensiero occidentale, da Platone fino alla scienza moderna che confermano come l’universo non sia altro che la proiezione della coscienza umana.

L’universo è maya (illusione) ripete la voce dell’India e Buddha affermando neti…neti… applicava la sua tecnica di ricerca sperimentale della verità escludendo man mano ciò che l’uomo non è, per giungere all’essenza Umana. Di qui la voluttà della disintegrazione del proprio essere per staccarsi dalla realtà fenomenica.

Ma a distacco avvenuto si apre la ricerca della capacità di diventare creatore: dissolta la creatura, nasce il creatore.

Affermazione e conferma dell’eterna verità biblica: Iddio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza”.

Giuliana Conforto, in uno dei suoi libri Il gioco cosmico dell’uomo racconta: “…le particelle sono buchi neri microscopici cioè raggi di luce raggomitolati su se stessi che nascondono canali di comunicazione vitale tra il Computer Cosmico Centrale ed il terminale cioè l’universo osservato. Se così è i rilevatori siamo noi soggetti coscienti…..Più che una tesi questo può considerarsi un principio; un principio femminile perché riguarda la natura della sostanza madre che compone il tutto…. Secondi i papiri dell’antico Egitto c’è un sostanza che compone gli universi chiamata Nun. La sostanza è informazione. Tutto è informazione. Materia e pensiero, due stati diversi della stessa sostanza. Lo spazio delle informazioni o cyberspazio fatto da idee, immagini, forme e pensieri come canali di una rete telematica dove tutto l’universo osservato è un insieme di terminali, dalla particella elementare all’uomo terminale intelligente ed in potenza cosciente.”

Dal principio femminile discende una visione unitaria. Dalla madre materia (particelle) nasce il Campo Vitale, il Figlio. Il Campo Vitale ricompone i dualismi.

Le emozioni emergono come forze cosmiche centrali e determinanti….Soma e psiche appaiono come due tracce della stessa causa, della vita o campo vitale…. Il vero paradosso è il senso comune che giudica e vieta di comprendere l’unità”.

Non esiste luogo, in questo nuovo genere di vita fisica sia per il campo, sia per la materia poiché il campo è la sola realtà” (Einstein).

 

Conclusioni.

Come è già stato accennato, i dati che i nostri sensi ci portano, e che noi chiamiamo realtà, non sono che la reazione della nostra mente agli stimoli che ci provengono dal mondo esterno. Quindi tale presunta realtà è soggettiva e la sua obiettività sta solo nel fatto che la maggior parte degli uomini reagisce agli stimoli in un modo, se no identico, almeno molto simile.

Ne consegue che la mente non può sapere quale realtà esiste (e se esiste) dietro queste sue reazioni e perciò le nostre percezioni sono la trascrizione, in forme a noi intelliggibili, del Mistero dell’Universo.

Esse hanno quindi il carattere di veri simboli. La gente comune prende per realtà il simbolo e da ciò risulta che non possiamo dire che quella che chiamiamo realtà sia illusione, ma che è illusoria la forma con cui la gente comune considera la realtà. Nello stesso modo uno potrebbe illudersi di conoscere e di possedere il mondo perché possiede …un mappamondo.

Osserviamo ancora che ciò che noi chiamiamo realtà non è solo costituita dai dati dei sensi, ma dalla elaborazione che la mente fa con questi dati mettendoli in rapporto fra loro. E’ facile rilevare che tutti i sostantivi non sono che raggruppamenti di sensazioni diverse, che gli aggettivi non sono che giudizi cioè comparazioni fra le diverse cose. Più la mente è capace di simili operazioni, più la consideriamo sviluppata e ne è prova un linguaggio più ricco e più preciso. Ma la coscienza non ha solo a disposizione la mente per stabilire i rapporti fra sé e l’Universo.

Morale, estetica, mistica sono alcune fra le molte possibilità. La coscienza investe l’oggetto con tutte le sue possibilità e quindi questo apparirà tanto più ricco, tanto più la coscienza sarà sviluppata.

Un artistico vaso cinese apparirà per alcuni una cosa curiosa, mentre per altri rivelerà un mondo culturale ed estetico, eppure ,ambedue vedono materialmente lo stesso vaso.

Su qualunque aspetto della vita noi portiamo la nostra attenzione esso diventa un simbolo. Le parole scritte sono simboli grafici delle parole suono, che pure sono simboli dei concetti, che a loro volta sono simboli del pensiero, che infine è simbolo della Coscienza totale.

Il simbolo è la realtà percepita in un piano superiore che viene adeguata a coscienze che si trovano in piani inferiori. C’è una intima corrispondenza fra il simbolo (rappresentazione) e la realtà da cui esso emana. Una carta topografica è la proiezione in scala ridotta su di un piano di una regione a tre dimensioni.

Analogamente come si è osservato parlando della ragione, l’immagine di un uomo è la proiezione del suo corpo su uno specchio. Pensando a noi stessi però ne facciamo un’immagine molto più complessa di quella che lo specchio riflette, poiché non è solo visiva, ma rappresentativa di tutto quel complesso che chiamiamo noi stessi. Studiare noi stessi significa quindi approfondire la conoscenza dell’immagine di quello che veramente siamo.

Questa più profonda conoscenza ci rivela che la nostra persona, che credevamo fosse tutta la nostra realtà, è simile alla maschera che nelle tragedie antiche gli attori mettevano sul volto per simboleggiare un determinato carattere , facendo risuonare la voce attraverso di essa. Ci accorgiamo che la nostra personalità è il simbolo di noi stessi, mentre noi siamo …il Mistero.

Se ricordiamo che possiamo conoscere l’universo per quel tanto di corrispondenza che siamo capaci di stabilire fra esso e la nostra Coscienza, concluderemo che noi conosciamo l’universo per quel tanto che esso si riflette in noi. PERCIO’ QUELLO CHE NOI CHIAMIAMO UNIVERSO E’ SEMPLICEMENTE LA PROIEZIONE SIMBOLICA DELLA REALTA’ DELL’UNIVERSO. (Così in alto come in basso).

L’immagine è un microcosmo, in quanto riproduce in sé tutto il cosmo. Da ogni forma noi potremmo risalire fino  ….. al Mistero e ciò può avvenire solo per mezzo dello sviluppo della nostra Coscienza  poiché sviluppo di Coscienza e penetrazione del Mistero sono termini inscindibili al punto tale che potremmo pensare che nel momento in cui la nostra Coscienza raggiungesse il suo totale sviluppo, noi saremmo giunti alla conoscenza assoluta  cioè saremmo identificati con l’Assoluto stesso.

Ma allora il Mistero cesserebbe di esistere  e con esso la Coscienza in quanto essa esiste come l’altro polo del Mistero. Con la fusione dei due poli l’universo verrebbe dissolto; svanirebbe cioè il simbolo perché noi conosceremmo la REALTA’. Soltanto perché la mente non può contenere la totalità della Coscienza  noi siamo costretti a scindere la conoscenza in tempo e spazio e quindi a dover percepire le forme in quanto occupano uno spazio e i fenomeni in quanto si svolgono nel tempo costruendo così quell’immagine mentale (simbolo) che noi chiamiamo la Realtà……

Tutto l’universo squaderna dinanzi ad ogni Coscienza tutta la Realtà e tutta la Verità possibili, ma essa non può far altro che ridurla al grado del proprio sviluppo e quindi ogni Coscienza degrada al proprio livello il valore di una realtà-simbolo più elevata.

Come un funambolo l’uomo vive su questo abisso, spesso confondendo la realtà con l’illusione e se mi chiedo per davvero se potrà mai comprenderlo questo mistero credo di poter rispondere come mi risponderebbe colui che io considero essere stato uno dei miei maestri (Castellani).

Forse con la mente no, nemmeno con la scienza che è il prodotto del processo razionale della mente. Dalla caverna di Platone, in cui la realtà fenomenica è paragonata alle ombre proiettate dalla vera Realtà sul piano dei fenomeni, fino alla teoria della relatività, è un susseguirsi di intuizioni di questo Mistero trascendente da cui per atto di Coscienza sorge la manifestazione.

Se il mondo è, invece che a tre, a quattro dimensioni, tutti gli oggetti tridimensionali non sono che la proiezione della loro realtà a quattro dimensioni come le ombre a due dimensioni sono la proiezione della loro realtà a tre dimensioni.

Perciò l’uomo terrestre non sarebbe che la proiezione sul piano tridimensionale della sua realtà che esiste fuori dal tempo-spazio in un mondo a quattro dimensioni. Si ripete in termini moderni il mito della caverna di Platone. L’imperativo “conosci te stesso” implica la conoscenza di tutto l’universo nella sua vera realtà pluridimensionale e questa conoscenza non possiamo acquisirla che per mezzo di quello che siamo realmente, Coscienze non limitate dalla fenomenologia spazio-temporale.

L’apparente limitazione nel corpo non è una limitazione della Coscienza, ma è la sua proiezione nel mondo tridimensionale come l’ombra non è la limitazione del corpo, ma è la sua proiezione in un mondo di dimensioni più limitate. Non si tratta più di voler capire, perché capire equivale a limitare la realtà della Coscienza entro i limiti della mente. Si tratta di diventare sempre più se stessi. Quale conclusione si può trarre?

Una conclusione forse semplice: che Dio, la realtà, la vita, noi stessi, non siamo un dato obbiettivo, ma il significato che noi diamo a questi Miti.

In altre parole la Realtà è il Mistero sul quale proiettiamo un mondo di forme che crediamo, come gli schiavi della caverna, siano delle realtà mentre scopriamo essere delle proiezioni sullo schermo temporale dello sviluppo della nostra Coscienza.

Forse altro non siamo che questo sviluppo. (… “e il naufragar m’è dolce in questo mare”).

Dopo questo ultimo articolo estenuante e a suo modo complesso con i vari inserti filmici vi lascio riposare………… Questo è per tutti noi è per chi comprende cosa voglio dire senza fraintendimenti e doppi sensi di ogni tipo e risma!!!A questo scritto va i miei fondamenti reali o illusori che siano ma che in definitiva esistono….no!? hahaha……il bene il male ecc sono solo bazzecole, bugie o blocchi mentali sono quelli più gettonati credo, i restanti comprenderanno!

NON SERVONO PAROLE 🙂

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