DOPO UN ANNO IL PD E IL CARO RENZINO TIRANO LE SOMME E QUELLE SUE/LORO DI SICURO NON LE NOSTRE…..PDF-VIDEO

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Questo articolo lo dedico al nostro pagliaccio Renzino e tutto quel che fa da qualche anno a sta parte e per chi, sopratutto!

Aggiungo alla fine dell’articolo dei link delle novità in campo del lavoro in italia e i vari piani di welfare che si attueranno (FORSE)!?

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E’ RIUSCITO A SPENDERE 70.000 € PER 2 VIAGGI NEGLI USA, UN RECORD!
100 ASSUNZIONI DIRETTE COSTATE 25 MLN DI EURO AI FIORENTINI
MUTUO PER LA MOGLIE ECC..
ECCO IL NUOVO DEL PD.. IL ROTTAMATORE RENZI!
La Corte dei Conti, grazie anche ad un esposto presentato proprio da Maiorano, sta indagando per appurare se nella gestione Renzi 2004-2009 ci siano gli estremi per attribuire un danno erariale. E gli organi di stampa si stanno interessando all’argomento, probabilmente sull’onda emotiva dello scandalo Lazio. O forse perché Renzi è candidato alle primarie del Pd contro Bersani.
Fatto sta che, proprio grazie alla documentazione inviataci da Maiorano, noi di Qelsi abbiamo denunciato le spese pazze del Rottamatore già da giugno, in tempi non sospetti.
E oggi intervistiamo “l’incubo di Renzi” per primi.
Alessandro Maiorano, la tua “guerra” a Renzi inizia con una denuncia per mobbing. Raccontaci perché.
Premetto che in anni di lavoro presso il Comune di Firenze mai mi ero permesso di dire una sola parola su tutti gli altri sindaci che hanno preceduto Renzi. Ma su questo sindaco è impossibile non dire nulla, visto che si è permesso persino sui giornali nazionali di chiamarci tutti “Fantozzi”.
Fantozzi sarà lui e tutti quei suoi cento amici che ha fatto assumere a chiamata diretta.
Detto questo, il sindaco e altri personaggi del Comune si sono comportati male, non tanto con me quanto con mia madre gravemente malata da anni che assisto personalmente da inizio malattia. Matteo Renzi, pur conoscendo tutta la mia situazione, da buon “cattolico” come dice di essere se n’è fregato. Pazienza, ecco il perché della mia denuncia che tanto non porterà a nulla conoscendo la giustizia in Italia.
Oggi la Corte dei Conti indaga sulle spese di Renzi da presidente della provincia. Può essere considerata anche una tua vittoria personale?
Non c’è nessuna vittoria personale, ne ho avute di più importanti. Questa con Renzi per me è acqua fresca, impegnarsi contro di lui è fin troppo facile. Renzi è solo “un’alborella”, lo avrei fatto anche con pesci più grossi se mi fossero capitati sotto il naso sprechi evidenti come questi 20 milioni che Renzi ha dilapidato dal 2004 al 2009.
Come sei venuto in possesso di tutte le fatture?
Le ho semplicemente agganciate su un sito tramite il quale un politico (Guido Sensi n.d.r) tentò di far presente alle istituzioni che gli sprechi di Renzi erano abnormi. Ho ripreso in mano io tutta la situazione, coinvolgendo mie personali conoscenze al ministero e nelle istituzioni, ho presentato esposti e tutto per miracolo si è mosso. Ora vediamo gli esiti.
Renzi, attraverso il suo comitato elettorale, dice di aver usato la massima trasparenza e aver pubblicato sul suo sito tutte le spese. E pure di non aver mai sforato il plafond di 10.000 euro mensili con la carta di credito della provincia. I documenti che ci hai mandato lo smentiscono. Il Rottamatore ha omesso altre verità?
Mi hanno colpito per esempio quei 3000 euro spesi una notte in un grande albergo americano, chissà cosa ci avrà fatto. E poi i 707.000 euro dati ad una fantomatica associazione con sede a Prato chiamata Culter, ma sono tutti i 20 milioni che mi hanno colpito, specialmente in un periodo delicato come questo.
Florence Multimedia, l’ufficio stampa creato per valorizzare l’immagine di Renzi, è lo spreco peggiore della sua gestione?
Si tratta di una sua creatura, sono stati spesi più di 4,5 milioni di euro. Neppure in Mediaset si spendono simili cifre per un solo personaggio, e Renzi non è una star ma una semplice comparsa. Tutti quei soldi sono davvero troppi.
Abbiamo parlato di provincia, ma la gestione del bilancio del Comune da quando Renzi è sindaco come si può definire?
Basta vedere cosa ha fatto l’ex assessore Fantoni, questa domanda sarebbe da girare a lui. Quando un assessore al bilancio scelto da Renzi si dimette arrivando a dire al sindaco “Usi la città è i fiorentini per le tue ambizioni personali” cos’altro aggiungere?
Cosa pensi che succederà ora che la Corte di Conti sta indagando?
Prevedo che la Guardia di Finanza e il ministero andranno a controllare tutto e mi riferisco anche alla Chil srl, l’azienda di suo padre Tiziano. E poi la Florence Multimedia e tanto altro ancora, a cominciare da quei mesi in cui è stato in giro per l’Italia a presentare il suo libro. Chi ha pagato tutto? E inoltre come mai oggi è assente dalla città per suoi interessi personali però continua a riscuotere lo stipendio da sindaco? Non sarebbe più corretto dimettersi e fare le primarie? Ma si sa, il Rottamatore fa come vuole, in futuro non credo più.
Ecco tutte le fatture della gestione Renzi:
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Ma veniamo alle notizie riguardanti i progressi del governo con l’attuale sistema UE/USA, questi ultimi per averlo introdotto in europa e ricordo anche che è un progetto federale!
Ci risiamo. Uno dei temi caldi su cui si giocheranno gli equilibri politici nei prossimi mesi, sono le riforme del lavoro. Così come già era successo per la riforma Fornero a fine 2012, anche quest’anno le proposte sul lavoro dividono i politici di casa nostra. Matteo Renzi ha da poco reso noto i contenuti generali del suo Jobs Act, generando un dibattito tra i partiti politici – e nella maggioranza in primis. Che battibeccano, finalmente, non più su Berlusconi, sentenze e decadenze, ma su come far calare il tasso di disoccupazione nel nostro Paese e creare nuovi posti di lavoro. Dopo le proposte del segretario Pd, anche Pietro Ichino (Scelta civica) e Angelino Alfano con Maurizio Sacconi (Nuovo centrodestra) hanno presentato il proprio Jobs Act (per ora l’unico pubblicato anche sotto forma di disegno di legge è quello di Ncd). Il dibattito è quindi vivace, ma spesso viziato da una certa approssimazione sui contenuti dei diversi piani presentati. Grazie a una scheda riassuntiva stilata da Emmanuele Massagli – presidente ADAPT – è possibile mostrare i punti di incontro e le differenze tra le proposte.

Il Jobs Act di Matteo Renzi

Presentato l’8 gennaio di quest’anno, il Piano per il lavoro del Partito Democratico è caratterizzato da un basso grado di dettaglio (solo indicazioni programmatiche) ma ha il grande merito di superare le barriere ideologiche prevedendo, ad esempio, un contratto di lavoro stabile a tempo indeterminato senza articolo 18 con tutele crescenti per tutti i nuovi assunti. L’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, caro alla Cgil e all’ala più a sinistra del Pd, e modificato comunque dalle novità introdotte con la legge Fornero, verrebbe “sospeso” per i neoassunti, restando però in vigore per i lavoratori già assunti. Dopo una dura reazione da parte dei sindacati, ora Maurizio Landini, segretario della Fiom, ha aperto alla possibilità del contratto renziano a tutele crescenti: «Non è una rinuncia all’articolo 18 né una sospensione. Il contratto unico a tempo intederminato avrebbe tutte le tutele, si tratterebbe solo di allungare il periodo di prova».

Quella di Renzi non è una battaglia contro la flessibilità, come ha fatto in passato il Partito Democratico, ma contro la precarietà. L’idea centrale è che per i giovani sotto una certa soglia d’età si riducano le forme contrattuali di inserimento possibili a favore di contratti di assunzione a tempo indeterminato, ma flessibili. Chi perderà il lavoro avrà poi il diritto a un sussidio di disoccupazione universale al posto dell’attuale cassa integrazione, oltre all’obbligo di formazione e il divieto di rifiuto di una eventuale proposta contrattuale. Sarà uguale per tutti, senza distinzione in base alle dimensioni dell’azienda, all’area geografica, all’età anagrafica.

Tra le altre novità Renzi si propone anche di semplificare il codice del lavoro (per renderlo comprensibile all’estero), ridurre l’Irap ed eliminare la figura del dirigente pubblico con contratti a tempo indeterminato. Altra novità di rilevo è ritorno in campo della legge sulla rappresentanza sindacale, che dovrà conciliarsi rispetto al volere delle parti sociali stabilito con il Testo unico sulla rappresentanza sindacale del 10 gennaio 2014.

Nuove regole su ammortizzatori sociali

Diminuzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente, stretta sulla cassa integrazione in deroga e nuovo Isee (Indicatore situazione economica equivalente). Sono alcune delle novità sul fronte del lavoro che arriveranno con lo scoccare dell’ultima mezzanotte del 2013.

FONDO PER LA RIDUZIONE DELLA PRESSIONE FISCALE SUL LAVORO.

La legge di stabilità istituisce il Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Il fondo deriva dai risparmi derivanti dalla razionalizzazione della spesa pubblica e, per il biennio 2014-2015, dalle risorse che si stima di incassare come maggiori entrate rispetto alle previsioni di bilancio grazie alla lotta all’evasione fiscale. Per i redditi tra gli 8mila e i 55mila aumentano le detrazioni per i lavoratori dipendenti. La modulazione dei benefici farà sì che le detrazioni saranno maggiori per i redditi più bassi per scendere gradualmente fino ad azzerarsi a 55mila euro annui.

Il Cdm e le ricette per l’occupazione

Lavoro e occupazione, in particolare per i più giovani. Si gioca su questo tema l’ultimo confronto tra governo e Partito Democratico. Meglio, fra il premier Enrico Letta e il segretario dem Matteo Renzi. Una contesa fatta di annunci e smentite, proposte e critiche. Da una parte il Job Act, il grande piano a cui sta lavorando la squadra renziana (così commentato da un esperto della materia come Pietro Ichino, ndr). Dall’altra l’azione dell’esecutivo. A partire dalle decisioni assunte dal Consiglio dei ministri del 27 dicembre, con la nuova ripartizione di circa 6 miliardi di euro di fondi strutturali europei.

È l’ennesimo provvedimento a sorpresa di Palazzo Chigi. Un intervento amministrativo – stavolta nessun decreto – che permetterà di utilizzare risorse strutturali che rischiavano di rimanere inutilizzate. Sei miliardi e duecento milioni di euro che nelle intenzioni del presidente Enrico Letta, oltre a sostenere le imprese e a contrastare la crescente povertà, dovranno creare nuovi posti di lavoro. In particolare, circa 150 milioni di euro saranno destinati alla decontribuzione dell’occupazione giovanile (lo scorso giugno il governo ne aveva già previsti 800 milioni). Altri 200 milioni saranno investiti per l’occupazione femminile e over-50. Misure che seguono la linea già tracciata dall’esecutivo. Stando alle parole del ministro del Lavoro Enrico Giovannini, negli ultimi cinque mesi questi interventi hanno permesso la creazione di 35mila posti di lavoro. Segno che la strategia disegnata a Palazzo Chigi, almeno a detta loro, è giusta, va solo perseguita.

PATTO DEL NAZZARENO 18/01/2014

Qua un bell’articolo di White Wolf sui collegamenti del PD con l’elite, lo scandalo del Forteto, dove si stupravano i bambini………………

ESTRATTO: L’inquietante caso del Forteto, dimostra ancora una volta, l’inesorabile intreccio tra una fitta rete di pedofili settari collegati ad ambienti esoterici di tipo satanico, e gli ambienti politici governativi e affaristici, da cui ne scaturisce un quadro raccapricciante.
Questa struttura che propagandava un nuovo tipo di società, godeva di una complicità e copertura pressochè totale, da parte delle forze politiche, degli organi di controllo come la magistratura, le forze dell’ordine, gli assistenti sociali ,psicologi  e chi doveva indagare sulle gravi vicende accadute.
Queste pseudo strutture sono solo di copertura,vengono gestite e finanziate dall’elite mondialista, che stanno  ampliando questo culto satanico e perverso nella nostra società.
La struttura del Forteto  con le sue coperture della politica e dello stato, che assicuravano una assoluta impunità, è soltanto un primo esperimento, di un certo tipo di società nuova che l’elite mira a creare, dedite a un culto satanico che ha come obbiettivo la distruzione completa dell’uomo, e che come massimo sfregio a Dio stesso, pratica abusi rituali sui bambini, distruggendo la loro natura innocente e vampirizzandoli a livello energetico, per poi sicuramente sacrificarli come accertato più volte in queste vicende.
Questa terribile storia  ancora oggi viene censurata dai media di regime, o per lo più se ne parla poco e male, a parte qualche sporadico programma che ha si accennato ai gravi accadimenti, ma non ha menzionato la verità che si cela dietro queste strutture, e perchè abbiano ricevuto e da chi, una tale copertura?

PER APPROFONDIRE L’ARTICOLO

PER FINIRE VI PIOPPO STO VIDEO CHE TRAE UN’INTERVISTA DI NINO GALLONI ricostruisce la storia dell’economia italiana, dagli anni floridi alla crisi, e spiega, quale testimone oculare al Ministero del Bilancio sul finire degli anni ’80, come e perché l’Italia fu svenduta.


ESTRATTO DAL MINUTO 19:05
Nel 1982/83 io ero funzionario del Ministero del Bilancio e feci uno studio. Lo feci vedere al Ministro, facendogli presente che questo sistema avrebbe rovinato il Paese perché il debito pubblico, nel giro di 5/6 anni, avrebbe superato il prodotto interno lordo, e la disoccupazione giovanile avrebbe superato il 50%. Ne parlai anche col Ministro del Tesoro, che era Beniamino Andreatta, e con alcuni dell’ufficio studi della Banca d’Italia. Tutti quanti concordarono sul fatto che la mia analisi era esagerata e che non era possibile che il debito pubblico superasse il PIL, perché allora il sistema sarebbe saltato. E io dissi: scusate, se il debito è un fondo e il PIL è un flusso, non c’è nessun problema. Se io oggi, per farvi un esempio, con 50mila euro di reddito della mia famiglia vado a chiedere un prestito di 200, 250mila euro alla banca, me lo danno. Quindi anche un rapporto di 4/5 volte rispetto al PIL è sostenibile. Se è sostenibile per una famiglia, che tutto sommato non ha la forza di uno Stato, perché uno Stato, se supera il 100% del PIL, dovrebbe vivere chissà quali catastrofi? Allora dissero che le preoccupazioni sulla disoccupazione giovanile erano esagerate… Insomma: litigammo, me ne andrai dall’amministrazione e andai a fare altri lavori.

Nel 1989 ebbi uno scambio con l’allora incaricato Presidente del Consiglio che era Giulio Andreotti, il quale mi disse: “Dobbiamo cambiare l’economia italiana perché così non può andare avanti, ci dia una mano”. Io mi misi a disposizione e mi fecero incontrare con il suo braccio destro il quale, come è noto, mi chiese “Che cosa devo fare per cambiare l’economia di questo Paese“? Dissi: “Guardi, lei si faccia nominare dal prossimo Governo al Ministero del Bilancio e mi metta in mano tutta la struttura. Al resto ci penso io”. Poi me ne andai, pensando insomma che non sarebbe successo niente. E invece mi chiamò, dopo qualche settimana, e mi disse: “Guardi, sono Ministro del Bilancio” e mi mise a capo di tutta la struttura. Per cui io, nell’autunno del 1989 cominciai a cambiare l’economia di questo Paese. Nel senso perlomeno di rallentare il processo dell’Europa. Poi io ho avuto la buona scuola di Federico Caffè.. non ero un euroscettico, però non ero neanche un euroestremista. Insomma, pensavo che l’Italia dovesse anche guardare all’Europa, ma con i suoi tempi, le sue caratteristiche, le sue peculiarità, per cercare di recuperare un po’ di sovranità monetaria etc.

In effetti io lì lavorai due o tre mesi e poi successe l’inferno. Arrivarono al Ministro del Tesoro, Giulio Carli, telefonate dalla Banca d’Italia, dalla Fondazione Agnelli, dalla Confindusitra e, nientedimeno, da un certo Helmut Kohl, il quale era venuto a sapere che c’era questo oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che stava cambiando le carte degli accordi. Nel frattempo, però, lo stesso Andreotti stava cambiando idea. Quando mi chiamò, nell’estate dell’89, volevano cambiare. Non volevano fare quello che poi fu fatto. Lui stesso andava in giro dicendo che le rivendicazioni della Germania erano una sciocchezza. Dopo qualche mese ci fu l’accordo tra Kohl e Mitterrand in cui Kohl, in cambio dell’appoggio di Mitterrand per la riunificazione tedesca, rinunciava al marco e quindi accettava la prospettiva dell’euro, accettava cioè di arrivare a una moneta comune che proteggesse la Francia. Ma quest’accordo prevedeva anche la deindustrializzazione dell’Italia. Perché se l’Italia si manteneva così forte dal punto di vista produttivo – industriale, quell’accordo tra Kohl e Mitterrand sarebbe rimasto un accordo così, per modo di dire. C’erano fondamentalmente, contro la spesa pubblica, contro la classe politica del tempo, contro la sovranità monetaria – per quello che comporta – due correnti. Una era interessata soprattutto ai grandi business delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Hanno guadagnato distruggendo l’industria pubblica: c’erano aziende che venivano vendute al loro valore di magazzino, e quindi come andavano in borsa ovviamente alzavano la loro quotazione. Poi c’erano gli altri, che erano magari in buona fede, cioè avevano l’obiettivo di moralizzare il Paese. E hanno sbagliato. In entrambi i casi la contropartita è stata negativa: abbiamo perso quel’abbrivio strategico che avevamo nell’ambito della nostra industria. Quindi in sostanza la nostra classe dirigente ha accettato una prospettiva di deindustrializzazione del nostro Paese.

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